Le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo

Gli effetti dell'alcol sul corpo

Smettere di battere forte che essere impegnato

Diamo inizio a questo incontro dal titolo strano, Il miele e la neve. La PARS è una comunità terapeutica di recupero di persone affette da droga, alcolismo, anche depressione o malattie psichiche.

In realtà, il problema è enormemente più grave. Quindi, un fenomeno che oltretutto non è nelle discoteche: in gran parte delle scuole italiane la droga circola abbondantemente. Questo incontro ha alcuni interlocutori che ci possono introdurre a come la PARS affronta questa cosa. Se andate a vedere il luogo centrale della PARS, una bellissima fattoria sulle colline tra Fermo e Macerata, dove si coltiva la terra, si producono stupende marmellate e altro, trovate che nella casa abitano delle famiglie il cui lavoro prevalente è la musica.

Abbiamo professori di musica che insegnano nei Conservatori e anche figli giovani avviati a le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo professione.

Il tema della musica ci dice che, più che il recupero, qui si introduce alla bellezza; e introducendo alla bellezza, ci si apre ad uscire dalla bruttura della droga. Chiamerei Michele e Matteo Torresetti perché eseguano. Sono madre di una giovane ex-tossicodipendente. Il dramma è scoppiato con la morte del suo amico, insieme al quale si facevano di cocaina ed eroina. Quando Maria ci ha raccontato quello che era successo, ho vissuto uno dei momenti più dolorosi della mia vita. Consapevole di avere fino ad allora sminuito i tanti le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo di disagio che derivavano dal suo comportamento, mi sono resa conto che non potevo sottovalutare quanto stava accadendo e confidare che la cosa si risolvesse senza drammi.

La prima reazione è stata temere che il destino le avesse fatto lo sgambetto. La speranza che potesse avere una vita come tutti, con i sogni e le attese della sua età, si è spenta per un attimo. Ho percepito la sua fine, come se tutte le strade si chiudessero, non riuscivo a pensare ad un futuro possibile. In un colpo si era bruciata ogni possibilità di felicità. Per due giorni hanno prevalso il sentimento di impotenza e la disperazione.

Ero afflitta dal pensiero che quanto accaduto avrebbe cambiato totalmente la nostra vita, soprattutto la sua, precludendole le opportunità che i suoi coetanei avrebbero avuto. Il pensiero di un processo, di una condanna, di una fedina penale macchiata mi devastavano.

La paura mi avrebbe paralizzato se non avessi intuito un attimo dopo che quella poteva essere la modalità misteriosa con cui Dio operava per trasformare la sua vita. Non avevamo contatti, ricevevamo dagli operatori notizie telefoniche, una volta a settimana, e potevamo scriverci una volta al mese, ma le nostre lettere subivano una sorta di censura e spesso venivano cestinate perché inadeguate. Dovevamo fidarci e basta, sperando che le cose stessero effettivamente come ci venivano riportate.

Ricordo le parole dette su una società anestetizzata e menzognera. Dimenticando di essere cattivi, ci illudiamo di potercela fare da soli e questo ci porta irrimediabilmente a odiare Dio, cioè la possibilità stessa della salvezza. Quel racconto mi commosse profondamente e desiderai con tutta le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo stessa che Maria potesse fare parte della loro esperienza. Dopo due anni nella comunità calabrese e varie vicissitudini, Maria è tornata a casa.

Riuscire ad entrare alla PARS, provenendo da una regione diversa, non è stato semplice, e sono grata di non avere dubitato un attimo che quella fosse la destinazione di Maria, il luogo dove Dio la voleva. Non possiamo permetterci di assecondarli in ogni richiesta. Abbiamo il compito di renderli adulti e per farlo dobbiamo esserlo noi. Eccolo allora nel vostro regno. Credo che amare le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo propri figli non significhi evitare loro il dolore, deresponsabilizzarli.

Nella storia di Maria è stato chiaro che quel male e la morte del suo amico erano per qualcosa di più grande. Ho sempre desiderato che le mie figlie incontrassero Cristo, consapevole che il vero bene per loro stava nelle circostanze in cui erano chiamate. Di fronte a quei fatti terribili ho pensato che quello era il modo in cui Dio si faceva incontrare, ho capito che era la sua risposta per me.

Maria è diventata una donna, è cresciuta e ha a sua volta una famiglia con un bambino che è frutto del grande amore che Egli ha avuto per la sua vita e per tutti noi. Io non avevo nessuna speranza. Insomma, non è possibile. Ero sostanzialmente un non credente: non credevo che fosse possibile un cammino di recupero se non veramente, come dire, come miracolo.

Nella PARS ho incontrato, in primo luogo, oltre agli amici e agli operatori, quelli che sono gli ex-tossicodipendenti. Ho incontrato persone per me assolutamente impossibili da ricondurre a un passato di dipendenza. Persone assolutamente disponibili, buone, aperte, con grande volontà, con grande impegno, attente ad ogni cosa, attente agli altri. Da dove sono usciti fuori? Come è stato possibile arrivare a questo?

Questa cosa la debbo studiare. Ne ho parlato con gli amici della PARS e mi sono messo semplicemente a guardare, a guardare, a raccogliere interviste, racconti, percorsi che sono percorsi di ritorno. Questo libro non parlerà della caduta, non parlerà dei momenti tragici. È importante pensare a un ex-tossico dipendente come a qualcuno che è tornato tra noi. Perché è una ricchezza che è tornata, è una vita che è tornata, è qualcuno che è tornato, per lui ma anche per noi, per arricchire noi.

È una cosa bella, un bel ritorno. Mi sono messo quindi a lavorare per cercare di capire come fosse possibile, e ho trovato diversi elementi. Primo elemento che si incontra nelle testimonianze, è il recupero di una vita quotidiana densa, attenta, curiosa di ogni particolare, sensibile a tutto. Secondo passaggio, quando ho chiesto dove avessero trovato la forza per uscire dal dramma.

Anche perché nelle interviste si capisce come queste persone avessero vissuto drammi profondi. Stiamo parlando di persone che erano arrivate ai tempi ultimi, molta gente è arrivata alla PARS portata dai carabinieri. Voglio dire, le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo ci è arrivata perché stava già sulla via della salvezza, del recupero.

Il secondo elemento forte, altrettanto importante, è la famiglia: scoprire di essere stati amati, scoprire che qualcuno li aveva attesi.

Vengo a scoprire che la PARS chiama le famiglie una volta ogni mese. E alla fine addirittura una festa, addirittura brani musicali, addirittura le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo concerti, delle conferenze: la vita piena, in abbondanza, con le famiglie. Recuperare il rapporto con i propri cari, le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo il rapporto le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo le persone che ci hanno tenuto, che stavano ad aspettare.

Ma non basta: terzo passaggio. La PARS si occupa di reinserimento. Il problema della PARS non è solo quello di strappare la persona al dramma, al rapporto mortale con la tossicodipendenza perché la tossicodipendenza porta alla morte, bisognerà pur dirlo da qualche parte: non esiste compatibilità, non esiste la droga del sabato sera, sono delle illusioni piccolo-borghesi, pericolosissime.

La PARS si è dovuta occupare, si è preoccupata e si preoccupa di reinserire questa gente nel mondo. Per reinserire bisogna che il mondo torni ad essere guardato con occhi nuovi, torni ad essere visto in maniera diversa. Si poteva ritornare a casa, rivivendo tutto in un altro modo.

Ricostruendo, quindi guardando il mondo con occhi nuovi, ma non solo. Bisognava anche dare delle competenze, delle capacità concrete: da qui le varie forme di attività che la PARS produce.

Ma non basta: è chiaro che oltre a questo ci voleva un ultimo esempio, un ultimo salto di qualità. Arriviamo quindi alla parte finale: dove sta la possibilità per tutto questo di tenersi in piedi? Perché, sapete, agricoltura biologica vuole dire zappare. Ci vuole una speranza più grande.

Allora, è interessantissimo e me lo sono chiesto, come passa questa speranza cristiana? Come funziona? Voi sapete che sono un sociologo, quindi, alla fine, molto grossolano. Nei fatti, cosa succede? Nei fatti succede qualcosa di meraviglioso. Gesti semplici, non ostentati, li ho scoperti dopo mesi. Questo allora è un dato importante, è un elemento forte, vuol dire effettivamente qualcosa di buono, qualcosa di potente che è stato avviato.

Perché questa buona notizia deve circolare. Perché questo è un percorso di ritorno tra noi, è veramente qualche cosa che vale la pena di guardare da vicino, anche per chi come me non si occupa le risposte della gente chi si è ripreso da alcolismo tanto di tossicodipendenza.

Questa è una buona notizia, mi è sembrato giusto presentarla, ne vale veramente la pena. Questo è un libro di testimonianze: vale la pena riascoltare testimonianze come quella di Patrizia perché ci danno la misura della posta in gioco, la misura della scommessa enorme che è stata giocata dalla Pars, la capacità di far tornare tra noi, per la nostra fortuna, per la nostra gioia, persone meravigliose.

Questo corpo a corpo potrebbe in qualche modo essere letto, essere interpretato, e di fatto lo è in qualche maniera, soprattutto dai benpensanti, dai mondani, dai potenti, quindi anche da noi, come una faccenda contro qualcuno, contro le mafie. Cioè, il Papa in sostanza viene molto utilizzato da questo punto di vista. Innanzitutto tra sé e sé, e poi tra sé e i propri amici, tra sé e la moglie, tra sé e i figli. Quindi, questa indicazione del corpo a corpo contro la droga, che è contro il modo di vivere una vita senza significato, la intendiamo come base essenziale per la costruzione dei nostri centri di cura, del nostro metodo di lavoro, del nostro vivere come famiglie presso il Villaggio san Michele.

Ricordando Giussani, si potrebbe dire, immaginando la sua genialità, che questo corpo a corpo forse lo avrebbe letto dentro il mistero della Trinità, perché la Trinità è il dinamismo della relazione. Nel leggere le testimonianze che Salvatore riporta nel libro, innanzitutto ci siamo resi conto della grazia — e non è scontato — a cui Dio ci invita, della sfida che abbiamo davanti, considerando questo mondo infame in cui ci troviamo.

Mi sono andato a rileggere alcune testimonianze. La prima testimonianza con cui lui apre è interessante, perché i più vecchi tra di noi forse la ricorderanno. Salvatore non ha avuto la grazia, la fortuna di conoscere questa mamma che Sergio descrive con quella frase.

Invece la mamma è un barattolino con fare frettoloso, con occhi vivacissimi, una donna che ha lavorato sempre nel mondo della calzatura.

Questo racconto è di una semplicità enorme. Il titolo che Salvatore ha scelto per parlare di Raffaella è indicativo. E lui giustamente, Salvatore, valorizza questa cosa. Mi ha colpito molto la storia di Raffaella perché, pur essendo una persona che è stata molto vicina a noi — è quella che poi ha tirato su il laboratorio di marmellate, una donna che ha lavorato molto con noi — certe cose non le conoscevo. Sono stata allontanata dalle mie sorelle. Io non riuscivo a capire perché dovessi essere allontanata da loro.

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