Quello che è detto dallo psicologo su alcolismo

LA DEGENERAZIONE DELLA SCUOLA - Umberto Galimberti

I codings esistenti da alcolismo

Marco Schneider è nato a Milano nelè sposato dalha un figlio e lavora a Rho. Marco ciao e grazie per essere qui con me oggi. LM: È una bella domanda, nel senso che in effetti ci ho speso energie e ci si chiede il senso di parlarne tra psicologi o tra interessati rispetto a questo tema.

Per riuscire ad intervenire in queste situazioni il Tribunale è chiamato sempre più spesso ad intervenire regolamentando i rapporti tra questi adulti e minori e prescrivendo molto spesso a questi adulti che hanno comportamenti disfunzionali quello che è detto dallo psicologo su alcolismo farsi un loro percorso psicologico. Gli psicologi si trovano a ricevere decreti da parte del Quello che è detto dallo psicologo su alcolismo che dicono che questa persona deve fare un percorso psicologico, il soggetto arriva e dice di essere stata mandata da un altro e che non ha voglia di far nulla.

La premessa di base è che molto spesso questi psicologi colludono con i familiari dicendo che vengono portando il problema di un altro.

In questo senso non si cambia la premessa di base e cioè che il significato dei comportamenti di un bambino o di un ragazzo, anche per quanto riguarda la difficoltà di approccio, sono non tanto le espressioni di un disagio personale o di una qualche problematica individuale, ma sono espressione di una fatica a livello familiare, che nella mia esperienza vede tantissime volte alla base una difficoltà di comunicazione e di espressione. Quello che succede è che se non si adotta una prospettiva come quella che sto cercando di discutere con te in realtà le probabilità che il ragazzo resistente decida poi di venire in terapia sono molto molto basse e anzi quello che è detto dallo psicologo su alcolismo rischio è che molto spesso i comportamenti vadano a peggiorare.

Quello che io vedo è che molto spesso si hanno dei cambiamenti importanti da un punto di vista della comunicazione familiare, da un punto di vista delle dinamiche e rispetto a come il nostro paziente esprime questo disagio.

Mi è capitato diverse volte di vedere che il paziente ad un certo punto chiede, magari sotto forma di lamentele, di venire dallo psicologo, ma non tanto per iniziare una cura, ma per poter avere un luogo dove anche lui possa esprimere il proprio punto di vista su una situazione conflittuale. Tu capisci che questo è comunque un primo modo per agganciare una persona, creare uno spazio protetto dove tutti i membri di una famiglia e gli attori di una situazione conflittuale possano avere la possibilità di esprimere il loro punto di vista e magari anche negoziarlo, cominciare a parlare tra di loro alla presenza di uno psicologo che garantisce la tenuta del setting, affinché si possano aprire delle possibilità per esprimere in modo diverso il problema.

Tolte queste condizioni vediamo che succede, normalmente il sintomo non ha più tutta questa la ragione di essere che aveva prima. LM: È una maggiore responsabilizzazione della famiglia e del sistema intorno alla persona che sta male. Troppo spesso io credo che ci sia questa tendenza a delegare ad un terzo, talvolta al farmaco o al professionista la risoluzione dei problemi di persone alle quali vogliamo bene, mentre invece spesso è proprio nella relazione che ci si salva.

Marco ci sono delle linee guida o dei suggerimenti che puoi dare al professionista per affrontare questo tipo di situazione? Parliamo anche della polizia, delle misure per esempio del post alcolismo eccetera. Io so di alcuni colleghi che cercano di costruire un contatto, un ponte emotivo con queste persone. La mia esperienza è che questa è una strada molto difficile, molto spesso fallimentare.

Io credo invece che il dato forte che noi dobbiamo sottolineare è proprio questo aspetto, che i pazienti ci vedono sostanzialmente come la lunga mano del Tribunale, della polizia eccetera. Noi dobbiamo trasformarlo da vincolo a risorsa, lavorando con il paziente e dicendo: Io quello che è detto dallo psicologo su alcolismo questo contatto con il tuo inviante e sono obbligato a dire comunque qualcosa al giudice.

Ora decidi tu se vuoi far avere anche tramite me un messaggio rispetto a come vedi tu la vicenda, le cose, eccetera al giudice. Mai personalizzare il rapporto tra me e te, ma sempre triangolare: il rapporto è fra te, il tuo giudice e io sono in mezzo, posso aiutare il giudice, posso aiutare te se vuoi, se non vuoi comunque tu dal tuo giudice ci devi andare. Questo è un aggancio molto potente…. LM: Scusa Marco, questo punto che stai dicendo lo metti molto in un contesto peritale.

Io aiuto te minore per farmi portavoce alla corte dei tuoi genitori sulle cose che secondo te non vanno bene in famiglia? Finché ci poniamo come facilitatori della comunicazione, come tutor, come trainer nel rapporto fra il ragazzo e i suoi genitori, allora riusciamo a quello che è detto dallo psicologo su alcolismo terzi, a triangolare le comunicazioni che ci arrivano.

Questa è una questione biunivoca, con una grande attenzione a porsi come facilitatore, non correre il rischio in realtà abbastanza presente di sostituirsi alle difficoltà del nostro paziente, perché la vita è sua e non è la nostra. Rimando tutti gli interessati ad approfondire di più la questione, sicuramente a farci delle domande nello spazio sottostante il video, ma anche ad andarsi a leggere il tuo articolo che possono scaricarsi direttamente gratuitamente dal tuo sito.

Marco grazie per la chiacchierata, vediamo i commenti che queste tue riflessioni susciteranno e poi siamo pronti a rispondere. Troppo tempo ai videogiochi? Vademecum per genitori 14 Novembre Mostra tutto. Categorie Interviste Psicologia. Luca Mazzucchelli Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Articoli correlati.

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