Chi scrisse io domani smetterò di bere

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Per la trentaquattresima volta, è il mio compleanno. Per la decima, ecco il mio post di compleanno e fine anno. A tutti gli altri, ammesso che qualcuno capiti ancora qui per caso, basterà leggere qualcosa dei post precedenti eccoli qui, anno per anno:,, Dunque, iniziamo.

Relazioni fra esseri umani. A 34 anni sono persuaso che le relazioni di successo siano più figlie di un adattamento che di un rapporto causa-effetto.

È vero: quando finiscono, a posteriori, le vediamo da una prospettiva differente. In realtà: sono stronzate. Le relazioni umane — di tutti i tipi — sono come gli esseri umani stessi: complessi, ricchi ma estremamente fragili. Quello che la natura e la pazienza dei miei genitori ha impiegato 34 chi scrisse io domani smetterò di bere a creare, potrebbe essere distrutto nella durata di qualche palpito mancato. Lo stesso accade alle relazioni: anni e anni di duro lavoro per capolavori che sembrano effimeri.

Quello che penso è che sia difficile spiegare. Pure capire. La realtà, sotto forma di muro o spigolo, ti rimette quasi sempre a posto. Chiunque dichiari il contrario mente o si ricorda puntualmente di bere prima di andare a letto.

Avere 34 anni significa chi scrisse io domani smetterò di bere me avere accumulato molti fallimenti. Nei primi 27 anni, perché ho peccato di eccessivo idealismo, nei successivi 7 anni perché ho quasi chi scrisse io domani smetterò di bere puntato sul nero e sul rosso, contemporaneamente. In entrambi i casi una cosa è certa: fallisci più volte di quante vinci. Se sei fortunato — e fin qui posso dire chi scrisse io domani smetterò di bere esserlo stato — gli esigui casi di vittoria, ti ripagano di tutte le energie finite nei fallimenti.

E a 34 anni mi ritrovo carico di entusiasmo da investire in una relazione nuova, con una persona con cui fino a qualche tempo fa non sarei stato in grado di confrontarmi. Era stato un anno memorabile ed ero pronto a un giustamente sottotono.

Gli anni pari mi hanno sempre riservato brutte sorprese. E invece eccomi qui a dirti che — wow! Ho imparato uno spagnolo di sopravvivenza, ho incontrato persone incredibili in tutti i sensi possibili della parola, ho imparato molto.

Dopo un annetto ho realizzato un piccolo sogno: lasciare il mio team e vederlo andare con i propri piedi, verso risultati più grandi dei miei. In questo Milano ha continuato a crescere ed io con lei. Nel non è arrivata la risposta, ma è diventata inutile la domanda: ho passato la prima estate della mia vita senza la Sicilia e il Mediterraneo, ho passato più giorni a Santiago che a Catania.

È un luogo itinerante, dove sono gli affetti che non puoi portare con te nella scalata. Questo post è figlio di una notte di speranzoso entusiasmo passata in una piccola cucina, illuminata dal display di un vecchio macbook prima generazione, scritto appena arrivato a Milano nel Dicembre Non ho accorciato distanze, né divelto la terra chi scrisse io domani smetterò di bere mio passaggio.

Non sono mai scappato e non ho mai inseguito. Non ho ucciso e non sono morto. Eppure ho assaggiato tutte queste cose. Corteccia, ho divorato me stesso anno dopo anno, giro dopo giro, non ho cambiato la mia pelle, rinunciando alla mappa delle mie ferite che raccontano la storia dei miei fallimenti.

Sono morto ogni inverno e ho ucciso me stesso ogni autunno. Ho sofferto per ogni fiore di me che ho perso, ma questo non mi ha impedito di averne di nuovi. Ho invidiato la libertà del lupo di andare dove crede, solo per scoprirlo infine ancorato alla fame che lo costringe a seguire la preda, quanto io al terreno che mi ha visto uscire dal guscio del mio seme.

Perché oggi sono qui, in una forma definita. Sono la radice che ama il buio e la foglia che vive di sole. Sono il ramo che si allunga verso di chi scrisse io domani smetterò di bere, ma anche quello che fugge nella direzione opposta.

Ogni anno, dalscrivo un piccolo post questo che mi aiuta a prendermi del tempo per ragionare su cosa mi è successo. E su come sono chi scrisse io domani smetterò di bere. Perché tutti cresciamo, dipende dal fatto che ci capitano delle cose, ma il come cresciamo dipende più dalla nostra volontà di pensare a queste cose avvenute, alle risposte chi scrisse io domani smetterò di bere abbiamo dato, agli effetti che chi scrisse io domani smetterò di bere hanno avuto.

Ogni anno infatti ho scritto il mio post da un porto del Mare Nostrum. Lo stare uniti, in qualsiasi tipo di relazione, non è questione di incastro a priori, né di assenza di errori. Quello che ho imparato è che non è neppure questione di volontà, intesa come impegnarsi al massimo per evitare i punti di crisi.

Da questa premessa si affrontano i punti di crisi che sono necessari e, in una certa misura, salutari. Salutari non per lo stare uniti in sécome spesso ci hanno propinato. La crisi è salutare per la crescita individuale : è solo nel momento di crisi che hai modo di verificare quanto è saldo quello che vuoi. Ma soprattutto è grazie a quei momenti in cui tutto è in discussione che hai la possibilità di capire se quello che vuoi è anche quello di cui hai bisogno.

Ho incassato un fallimento molto grande. Ma la verità resta: fa un male cane. Sopportabili palle di neve in sé, una valanga che stritola se presi tutti insieme. Ho visto questa valanga venir giù tante altre volte, in questi 33 anni, quasi sempre per mia causa. Stavolta doveva essere diverso e non lo è stato. Perché la verità è che le risposte nella vita non sono come le ricerche di Google, non si misurano in millisecondi dalla formulazione della domanda.

E riprovare. Prendendo tempo. Perché a volte riusciamo a costruire la risposta, a volte no. Ma a star seduti, la risposta non si trova di certo. A conferma del fatto che i legami solidi non si misurano con la quantità degli attimi ma con la qualità dei momenti passati insieme. E ci vogliono tempo e dedizione per costruire simili legami.

In sintesi: a 33 anni mi trovo di nuovo al punto di partenza. Cercando di far funzionare le cose che ho sempre cercato di far funzionare con scarso successo. Non sapendo da dove iniziare.

Ma a ben guardare con una differenza: io sono cambiato. E questo significa in particolare che davanti alle stesse domande, non vivo la stessa ansia. Ci sono le domande, ci sono io che cerco una risposta, nel frattempo ci sono tante cose belle e brutte. Ma so che nessuna di queste cose le domande, le risposte, le cose belle e le cose brutte di contorno è un giudizio su di me. Sono tutte cose che dicono qualcosa di me, ma non servono per dimostrare a me stesso chi sono.

Perché ormai lo so. Una delle mie storie preferite della Bibbia è quella di Giobbe. Ma che ha dentro tanti momenti molto negativi. Ma se guardo al suo svolgimento rivedo momenti estremamente belli e momenti davvero terribili.

In questo ho avuto conferma dal mio lavoro di una cosa che avevo prima solo intuito: è facile avere ragione quando si scommette che le persone ti deluderanno.

O non riusciranno a fare le cose come le avresti fatte tu. Davvero mai le cose vanno come le vogliamo o immaginiamo. Caroda te non mi aspetto nulla. Il è stato un anno fuori dal comune. Comunque, anche se dovessero arrivare proprio nelmi troveranno ad accoglierli con il sorriso sulle labbra.

Eppure quello che ha bagnato la pelle resta, dentro ricordi visibili solo chiudendo gli occhi, dentro sapori che come il buon vino, apprezziamo molti anni dopo averli raccolti. È tutto sepolto, come un fossile, la pressione di quello che si accumula dopo lo schiaccia ma proprio schiacciandolo lo preserva in qualche modo. Muore soffocato, per diventare immortale. La forza del lupo è temere la morte. Non chi scrisse io domani smetterò di bere le stagioni perché ha molti sé da sacrificargli e molti da consacrargli.

Con i rami accoglie quello che viene dal cielo, grazie alle radici si fa uno con la terra. In fondo siamo tutti alberi, anche se proviamo a morire da lupi. Ma di salpare. Con il pianto negli occhi, la furia nel cuore, un lungo grido sulle labbra. Il dolore paralizza, la disperazione mette le ali. Ali di pazzia che fanno volare i pensieri più pesanti. Il riflesso. Avevo visto la mia immagine malfatta. Mi ricordai anche che sopportavo la vista del mio aspetto deforme, un tempo.

Finché non incontrai altri, essi finsero normalità e fu per credere a quella menzogna che celai la verità dello specchio. Se non amandola, almeno ringraziandola. Non era una risposta, ma era il muro di cinta posto a difesa dagli interrogativi insistenti.

Urlai fino a perdere conoscenza, scivolando nei sogni agitati della mente senza pace. E fu allora, sulle iridi dei tuoi occhi, chi scrisse io domani smetterò di bere mi vidi riflesso nella mia deformità.

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