Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco

PREGHIERA PER LIBERARSI DALL'ALCOOL

Colm Samson di un pharm

Etichette: de Ibarbouroupoesie. Francamente non mi aspetto molto dal "fatidico" vertice europeo Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco questi giorni e sinceramente non saprei neppure cosa aspettarmi di preciso. Di sicuro, al di là di qualche dichiarazione di facciata, dal vertice non uscirà una politica che si ponga come primo obiettivo la riduzione della disoccupazione e la lotta contro la precarietà e il lavoro nero; non saranno prese decisioni per avviare un programma di assistenza ai poveri e ai migranti; non sarà varato un grande piano di opere per mettere in sicurezza il territorio e non saranno decisi investimenti sull'istruzione e sulla sanità pubbliche; non verrà proposta una riforma del fisco che faccia pagare le tasse ai grandi patrimoni e si ponga l'obiettivo della redistribuzione dei redditi.

La rivoluzione non comincerà da un vertice di questi capi di stato e di governo, in prevalenza esponenti del centrodestra. Qualcosa comunque dovrà succedere, anche per dare il segnale che, nella loro lungimiranza e benevolenza, i governi decidono per noi. Al di là di tutto, io credo che Monti vada con una qualche tranquillità a questo vertice, almeno per quanto riguarda la tenuta e la durata del suo prestigioso incarico di commissario europeo per l'Italia, incarico che noi continuiamo a definire presidente del consiglio dei ministri.

Basta ripensare a quello che è successo nei mesi scorsi. Di fronte alla sempre più evidente inaffidabilità di B. Devono salvare Monti, anche perché se si andasse al voto, probabilmente vincerebbe - o sarebbe comunque determinante per la nascita del nuovo governo - ancora una volta B. Allo stesso modo troveranno qualche escamotage per "salvare" Samaras; dopo essersi spesi per scongiurare il "pericolo" Syrizaè improbabile che lascino il governo greco al suo destino, che comunque è già scritto.

Mi è già capitato di scrivere che in questi mesi, contrariamente a quello che una certa vulgata cerca di far credere, c'è più Europa, ma è un'Europa sempre meno democratica.

Il problema non è soltanto l'inutilità politica del parlamento europeo, che non ha nessun vero potere e che ha la funzione di fatto di un ufficio studi che elabora dossier e proposte che vengono regolarmente disattese; il problema è la sempre più evidente marginalizzazione dei parlamenti nazionali, le cui funzioni sono delegate ai governi e, nell'ambito delle istituzioni comunitarie europee, ai capi di governo dei paesi più forti e più ricchi, Germania über alles.

Da notare anche che il potere esecutivo dell'Unione, già di per sé molto risicato, è stato diviso tra il presidente del consiglio e il presidente della commissione, due persone nessuna delle quali si caratterizza per la forte autorevolezza politica; è cresciuto invece il peso del presidente della Banca centrale europea, il "tedesco" Draghi. C'è poi il potere dei funzionari, quelli che stanno governando di fatto la Grecia, quelli che tra poco dovranno andare in Spagna, per controllare come verrà speso il maxiprestito concesso a qual paese, che prima o poi dovranno venire qui in Italia.

Tutti questi, da Draghi ai funzionari della troika, non rispondono a nessun potere democratico, ma hanno un'idea chiarissima di come deve funzionare un paese: mercato del lavoro senza vincoli, spesa pubblica ridotta all'osso, tassazione indiretta al posto di quella diretta; poi chi è più forte resisterà e chi non resisterà peggio per lui. La globalizzazione, nella forma di capitalismo selvaggio che stiamo conoscendo, si sta mangiando la democrazia come l'hanno costruita le generazioni precedenti alla nostra.

Senza questa consapevolezza, senza questa fondamentale premessa, qualsiasi analisi di quello che emergerà dal vertice di questi giorni rischia di essere fuorviante: in questo quadro non ci sarà un risultato positivo del vertice. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni e proveremo a Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco. Intanto stasera ci consoleremo con la partita. Se vinceremo saremo convinti di aver vendicato i tedeschi "cattivi", se perderemo, sarà l'ennesimo complotto a nostro danno.

Etichette: economiaEuropapolitica. Etichette: memoria. Etichette: Anaghnostakispoesie. Etichette: Millerprosa. Etichette: Enzenbergerpoesie. Etichette: Machadoprosa. Io sono di parte: lo sapete e sapete anche di che parte. Da giovane ero più moderato, invecchiando tendo a essere sempre più fazioso e polemico, con qualche preoccupazione di Zaira, che già prevede gli anni in cui dovrà sopportare un vecchio a cui non va mai bene niente.

Faccio sempre più fatica ad ascoltare senza arrabbiarmi le banalità di quelli che vanno in televisione e che scrivono sui giornali e soprattutto mi fanno veramente andare fuori dai gangheri quelli che, in malafede, dicono cose diverse da quelle che pensano.

E infatti finisce spesso che spengo la televisione. Ieri sera, nei commenti ai risultati delle elezioni greche ho assistito a una fiera di banalità, di pressapochismo Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco soprattutto di malafede.

Provo a dirvi come la vedo, cercando di non arrabbiarmi troppo. I greci hanno votato - la seconda volta in meno di due mesi - e sta per nascere un nuovo governo.

Le cancellerie europee hanno tirato un sospiro di sollievo: ha vinto il partito su cui loro avevano puntato e non dovranno fare i conti con Syriza. Anche gli speculatori sono contenti: la vittoria di Nuova democrazia garantisce che il patrimonio pubblico greco sarà svenduto, naturalmente a loro, e che la crisi greca è destinata a peggiorare, garantendo a loro lauti guadagni.

Anche i greci ricchi sono Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco di questo risultato: avranno ancora qualche mese per finire di portare all'estero i loro depositi in euro, potranno partecipare alla spartizione delle privatizzazioni e, in caso di ritorno traumatico alla dracma - cosa ancora possibile, viste le ricette ultraliberiste di Samaras, che sono destinate al fallimento - potranno continuare a curare i loro lucrosi interessi.

Anche i greci che in questi anni hanno approfittato del sottogoverno hanno gioito, vedendo il volto rassicurante degli esponenti di Nuova democrazia festeggiare la vittoria: la lotta alla corruzione e al clientelismo è rimandata a data da destinarsi. Riconosco che non è stato facile per i greci scegliere questa volta quale partito votare. Nel corso di questa concitata campagna elettorale - molto di più di Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco fosse già capitato in vista delle elezioni del 6 maggio - dall'Europa è arrivato un messaggio chiaro: o votate Nuova Democrazia o al massimo l'inoffensivo Pasok oppure faremo fallire la Grecia.

L'ex primo ministro Papademos, l'uomo della Banca centrale, il Monti greco, lo ha detto chiaro e tondo pochi giorni prima del voto: non ci sono più i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni, ossia il poco che tiene in vita un paese in cui l'industria praticamente non esiste, il turismo è in crisi e l'agricoltura è a livelli di sussistenza; il messaggio sottinteso è che i prestiti sarebbero arrivati solo a condizione che non vincesse Syriza.

Il messaggio è stato chiaro e brutale ed è evidentemente arrivato a destinazione. Anche sui giornali italiani, i commentatori di "regime" - ossia quasi tutti - hanno presentato le elezioni greche come un referendum tra euro e dracma.

E ieri sera - e oggi negli editoriali - hanno potuto dire trionfalmente che ha vinto l'euro. Fino al 6 maggio scorso la scena politica greca era basata su due grandi partiti: Nuova democrazia e Pasokuno di centrodestra e uno di centrosinistra, uno legato alla famiglia dei popolari europei e uno membro storico dell'Internazionale socialista. Questi due partiti hanno alternativamente governato il paese dalla fine della dittatura dei colonelli a oggi, rappresentando insieme i due terzi dell'elettorato greco.

C'è stata una grande frammentazione del voto, con il proliferare di molte liste minori che Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco hanno neppure superato la soglia di sbarramento e il bipolarismo greco è finito, tanto che è stato impossibile formare un governo, neppure di unità nazionale.

La maggioranza dei greci si è concentrata sui due partiti maggiori, ma la novità è avvenuta nel campo della sinistra, perché Syrizacon un programma di sinistra radicale, ha preso il posto del Pasokche invece ha accettato il neoliberismo. Anche se Syriza purtroppo non ha vinto, chi non dà questa notizia è in malafede, perché cerca di nascondere un risultato brillante della sinistra europea. Questa mattina per evitare di dare questa notizia un commentatore che pure stimo, come Corradino Mineo, ha detto che in Grecia era avvenuto qualcosa di epocale, come se in Italia il Cinquestelle fosse diventato il secondo partito.

Syriza non c'entra niente con il grillismo, che si ostina a ripetere che le differenze tra sinistra e destra sono un retaggio del passato.

Syriza è sinistra e si è presentata con un programma di sinistra. In rete si trova, in greco, il programma di Syriza e credo meriti attenzione.

Badate bene: non si parla di uscire dall'euro, Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco infatti Syrizaa differenza dei comunisti del Kkeha sempre detto che la Grecia doveva rimanere nell'euro e nell'Unione; sono i governi europei che si sono inventati il referendum "dracma-euro" o meglio hanno minacciato la Grecia di farla uscire dall'Unione se avesse vinto la sinistra.

Si tratta di un programma irrealizzabile? Forse ogni programma elettorale lo è. Si tratta di progetti velleitari che quelli di Syriza non avrebbero avuto la capacità di realizzare? La cosa significativa è che in un programma di governo coerente sono risuonate chiare parole d'odine di sinistra.

Forse sarebbe stato meglio affidarsi a persone di cui non si conoscono le capacità piuttosto che a persone le cui capacità si conoscono fin troppo bene, visto che sono quelli che hanno truccato i conti per far entrare la Grecia nell'euro e che hanno portato il paese a questo stato.

Io comunque non voglio discutere le scelte dei greci che rispetto, perché fatte in un momento difficilissimo e con un condizionamento internazionale Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco. La questione rilevante è la scelta politica. C'è un'ideologia largamente dominante, che ha condizionato fortemente una parte della sinistra, in maniera drammatica in Grecia - vedi quello che è successo al Pasok - e in Italia, dove il Pd ha accettato supinamente tutte le ricette proposte da Monti, e c'è una proposta alternativa di sinistra, che in Grecia ha quasi vinto le elezioni.

Tra i commenti a "caldo" sulle elezioni greche, alcuni interessati più alle questioni italiane che a quelle greche, auspicavano un grande accordo tra tutti i partiti greci, sul modello "montiano", dimostrando ancora una volta di non aver capito nulla.

I programmi di Syriza e di Nuova democrazia e della "mosca cocchiera" Pasok sono alternativi e quindi è giustamente impensabile un accordo; è in Italia dove non ci sono proposte alternative e quindi si possono fare accordi dove tutti i gatti finiscono per diventare "bigi".

Etichette: Europapoliticasinistra. Etichette: Ko Unpoesie. Quel giorno, perdendosi come al solito, era arrivato fino al Ceramico, tra le botteghe dei vasai. Osservava i vasi, le anfore, i crateri, ammirava la perfezione dei disegni e delle pitture.

Come nelle altre c'era il vasaio impegnato al tornio, che modellava una piccola brocca. Non riesco a vedere il tuo viso. Accomodati, siediti qui davanti. Mi fa piacere avere compagnia.

Il mio garzone è in giro a fare delle consegne e credo che farà tardi. Stai guardando Fanorio, probabilmente il più vecchio vasaio di Atene, ormai. Mi dispiace non poter ricambiare. Sono del tutto cieco da dieci anni, vedo solo i miei vasi. Li vedo ancora con le mani e per fortuna posso lavorare. Sono nato 86 anni fa, l'anno in cui gli ateniesi hanno votato per esiliare Temistocle. In questi novant'anni in cui Atene è quasi sempre stata in guerra, con gli uomini sulle flotte e impegnati nelle campagne militari, ragazzo, chi credi che abbia tenuto insieme questa città?

Durante la peste, se non ci fossero state le donne a curare noi uomini, a coltivare gli orti, a far acqua nei pozzi, a riparare le Grandi mura, Atene sarebbe caduta molto prima e forse sarebbe tornata un villaggio di coltivatori di olive e non la grande città che tu hai la fortuna di vedere. Prima o poi qualcuno dovrà riscrivere la storia, per raccontare che senza le donne questa città sarebbe stata molto diversa.

Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco hai mai viaggiato? Pericle era un uomo distante, Vysotsky e ha smesso di bere allora perché è stato stanco tutto è sempre rimasto un aristocratico. Invece ho parlato diverse volte con Aspasia. Lei veniva spesso qui nel Ceramico, come al Pireo e negli altri demi; voleva incontrare i sostenitori del partito di Pericle.

Io allora organizzavo i vasai di questo demo. Ricordo gli incontri precedenti alla guerra del Peloponneso: passavamo notti intere a discutere con gli altri artigiani e Aspasia veniva qui spesso, voleva capire cosa pensava il popolo di Atene, anche perché eravamo noi che dovevamo votare e soprattutto che dovevamo combattere. Io ero contrario alla guerra contro Sparta, sono ancora convinto che sia stata un tragico errore; votai contro la decisione di inviare aiuti a Corcira quando quella città combatteva contro i corinzi, poi contro l'esclusione di Megara da tutti i mercati della Lega e infine contro l'assedio di Potidea.

Bada bene, io non sono mai stato un sostenitore di Sparta e del suo regime, ma pensavo che l'avremmo sconfitta con la cultura e con l'arte: penso che il Partenone sia stata la nostra più grande vittoria nel conflitto ideale contro gli spartiati. Sono convinto che Aspasia fosse in buona fede, lei credeva davvero che Atene stesse combattendo una guerra di civiltà e che la sconfitta di Sparta avrebbe significato il consolidarsi della democrazia in tutte le città greche. Io credevo allora - e lo credo tuttora - che la democrazia avrebbe vinto con la forza dell'esempio e che sarebbe stata tanto più forte quanto più avesse difeso il valore della pace.

Non fui richiamato perché già allora ero cieco da un occhio; una malattia mi ha portato via da bambino l'uso dell'occhio sinistro e la vecchiaia mi ha tolto anche il destro, come vedi.

Ho pagato regolarmente le tasse e quando la città mi ha chiesto delle forniture non ho ne approffittato, come hanno fatto in tanti, purtroppo. Io credevo davvero che la democrazia avrebbe portato un maggior benessere per tutti, io ci credevo quando Pericle ripeteva che Atene sarebbe stata un modello per tutta la Grecia.

Io sono stato uno dei pochi che è intervenuto in assemblea per dire che la decisione di attaccare l'isola di Melo era umanamente inammissibile, era un oltraggio alla nostra storia e alla nostra cultura, ma ormai lo spirito della guerra aveva minato l'animo di questa città, come un verme che svuota all'interno un frutto, che al di fuori sembra ancora commestibile. Dopo che è arrivata la notizia che tutti gli uomini di quella piccola isola erano stati uccisi dal nostro esercito e che le donne e i bambini erano stati fatti schiavi, tutti senza nessuna pietà, ho smesso di partecipare alle assemblee, per me fare politica non ha avuto più senso.

Fanorio si interruppe di colpo, mentre continuava a modellare il vaso che girava sul piccolo tornio. Teodoto allora gli chiese: "Tu hai conosciuto anche Sofocle? Ha speso tante energie, io non ero sempre d'accordo con lui, era un po' conservatore, non pensava che il fine della democrazia fosse anche redistribuire le ricchezze, come pensavo io, ma ci teneva alla democrazia, con sincerità.

Scrivi tragedie anche tu, ragazzo?

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